Per un subacqueo può sembrare scontato, qualcosa di così ovvio che a volte può essere dimenticato. Conoscere le persone con cui si va in acqua è fondamentale.

Durante l’ultima immersione a me e al gruppo con cui mi immergo solitamente, è capitata un’ avventura spiacevole.

La giornata non era delle migliori, nuvole pioggia e vento, ma sia io che ognuno dei miei 4 compagni conoscevamo molto bene il punto di immersione, il mare era abbastanza calmo, il punto di ingresso era ben protetto e avevamo varie opzioni per l’uscita nel caso in cui il mare si fosse agitato nel frattempo.

Mentre preparavamo l’attrezzatura, l’atmosfera era quello di sempre, risate e scherzi tra amici, la routine di gesti ripetuti centinaia di volte, prima di un’immersione fatta già in numerose occasioni.

Forse proprio questo mi ha fatto abbassare la guardia.

 

La scogliera, a differenza di una normale domenica di giugno era quasi deserta, tra i pochi ad aggirarsi nelle vicinanze c’era un ragazzo che guardandoci da lontano sembrava quasi stesse cercando il coraggio di avvicinarsi, quando alla fine ci viene accanto e ci chiede se per caso fossimo stati componenti di un gruppo di cui non ricordo il nome (primo errore). Abbiamo iniziato a chiacchierare e ci ha spiegato che era lì anche lui per un’immersione, solo che i suoi amici, vista la giornata non proprio estiva, avevano tutti rinunciato. Il discorso è subito andato sui classici argomenti che tanto piacciono ad un subacqueo, siti di immersione, attrezzature, pesci… Alla fine è sembrato quasi naturale che chiedesse “Visto che sono qui, posso scendere con voi?”

Improvvisamente il clima di cordialità si è leggermente incrinato, almeno dentro di me, ma ho fatto di tutto per non darlo a vedere e anche se rispondere con un secco “NO” sarebbe stato scortese, probabilmente sarebbe stata la risposta più onesta. Col senno di poi anche l’unica risposta da dare.

“Certo, puoi venire con noi!”, ho detto. (secondo errore)

Ho avuto modo di lavorare per alcuni anni in un diving , per cui ho imparato nel tempo a cogliere dei piccoli segnali che possono dire qualcosa sulla “personalità subacquea” di qualcuno, era sereno, aveva un’attrezzatura ben curata che ha assemblato con disinvoltura, aveva affermato di avere un brevetto avanzato e che aveva già fatto delle immersioni in quel punto. Tutto regolare quindi.

Ripensandoci, l’unica incertezza l’aveva dimostrata nel momento in cui gli ho spiegato il percorso che avremmo seguito, una volta in acqua avremmo costeggiato la parete a sinistra che raggiunge la profondità massima di 27-28 mt, mentre lui col suo gruppo aveva sempre seguito la parete di destra che non supera i 10-12 mt. Niente di che, aveva solo guardato il mare verso sinistra quasi per istinto e poi aveva chiesto “Quanto rimarrete giù?”, tutto qui. (terzo errore)

Una volta in acqua, sempre a causa del divemaster che è in me, l’ho tenuto sotto controllo per i primi minuti, prima di entrare avevo cercato qualche dettaglio nella sua attrezzatura che me lo avrebbe fatto riconoscere ed essendo l’unico ad avere la bombola nera era facilmente individuabile. Nessun segnale mi aveva fatto sospettare che non stesse a suo agio, aveva un buon controllo dell’assetto e una respirazione regolare, quindi dopo poco ho iniziato ad occuparmi di quello per cui ero sott’acqua, fare fotografie. (quarto e ultimo errore)

Chiunque abbia un amico subacqueo fotografo sa che sono i peggiori compagni di immersione, si allontanano dal gruppo, si attardano, potrebbero trascorrere anche l’intera immersione su un solo metro quadrato di fondale, ma ci sono sempre delle semplici regole fondamentali che non dimentico mai: alzare lo sguardo ogni tanto, non allontanarsi troppo dal percorso stabilito e avere un minimo di pietà per gli amici non fotografi…

 

Dopo circa 30 minuti di immersione avevamo raggiunto la profondità massima prevista di 28 mt e io che mi era attardato per fare delle foto ad uno splendido spirografo bianco, ho dato qualche pinneggiata più vigorosa per raggiungere i miei compagni.

4 subacquei e non 5. Nessuno dei quali con la bombola nera!

Merda!

Ho immediatamente maledetto me stesso per non aver avuto il coraggio di dire no a quella domanda posta in modo troppo educato.

Ci siamo guardati qualche istante negli occhi, qualcuno ha giustamente avuto dei gesti di stizza, ma la soluzione era solo una, tornare indietro e cercare il subacqueo mancante, di cui non ricordavo nemmeno il nome.

Siamo risaliti a circa 15 mt e tornati indietro seguendo la parete dall’alto in modo che fosse possibile vedere sia il fondale che la superficie, se si fosse attardato, se si fosse perso e se fosse semplicemente riemerso lo avremmo sicuramente visto.

Niente.

Come se non bastasse, intorno ai 10 metri di profondità, c’era una corrente di media intensità che spingeva in direzione contraria rispetto al punto di uscita, niente di particolarmente violento, ma bisognava pinneggiare con una certa forza, giusto quel poco di corrente che in una situazione poco piacevole non fa fare pensieri rassicuranti.

Del subacqueo sconosciuto nessuna traccia.

A quel punto l’unica speranza era quella di ritrovarlo già a riva, asciutto e con l’attrezzatura smontata. Appena fuori dall’acqua ognuno di noi ha continuato a guardarsi in giro e ad allungare il collo verso il parcheggio nella speranza di avvistarlo, ma niente.

La cosa più logica era uscire dall’acqua e cercarlo fuori, reimmergersi era invece la cosa più stupida e pericolosa.

A complicare il tutto c’era il fatto che nessuno di noi ricordava il suo nome, tanto meno sapevamo che macchina avesse per capire se fosse già andato via.

Non volevamo essere allarmisti, pensare al peggio era inutile, ma la situazione era davvero strana, di lui non sapevamo niente. Anche nel caso in cui avessimo deciso di chiamare la guardia costiera cosa avremmo detto? Abbiamo perso uno sconosciuto?

Tolta la bombola dalle spalle abbiamo chiesto ai due ragazzi che lavorano nel bar proprio accanto al punto di uscita se avessero visto un subacqueo uscire dall’acqua da solo, ma niente, entrambi non avevano notato nessuno. Data la giornata ventosa e grigia, c’era davvero poca gente in zona, giusto qualche turista che aveva sfidato il maltempo, anche in questo caso nessuno aveva visto niente, erano tutte persone di passaggio, ma comunque un subacqueo con muta e attrezzatura non passa inosservato tra gente in bermuda e infradito.

Che fare? Eravamo riemersi da circa 20 minuti, il mare iniziava a rinforzarsi spinto dal vento di tramontana che diventava sempre più teso, ma di lui ancora nessuna notizia. A quel punto le opzioni erano 2: chiamare la guardia costiera cercando di spiegare l’assurda situazione o andare a casa per il pranzo domenicale? Quasi sicuramente non sarebbe stato un pasto sereno…

Quindi per quanto la tentazione di mandare al diavolo quello sconosciuto era molto forte, perché non solo ci aveva rovinato l’immersione, ma molto probabilmente ci avrebbe fatto passare dei guai nel caso in cui avesse davvero avuto un incidente, non potevamo andare via come se nulla fosse, consapevoli anche del fatto che ogni minuto avrebbe potuto essere prezioso.

Quando ormai rassegnato ero già con il telefono in mano e convinto che l’unica alternativa era chiamare i soccorsi, è arrivato provvidenziale il proprietario del bar che si era momentaneamente allontanato, la notizia nei pressi della scogliera si era sparsa velocemente “E’ scomparso un subacqueo”, era la voce che correva.

Ebbene il barista aveva visto un subacqueo uscire dall’acqua da solo, avvicinarsi alla sua macchina e andare via dopo poco! Ne era sicuro, perché ci aveva visto entrare in acqua tutti insieme e gli era parso strano che qualcuno stesse andando via da solo.

Non potevo credere alle mie orecchie! Questa persona, che da qui in avanti smetterò di chiamare subacqueo, aveva avuto il coraggio di andarsene come se nulla fosse! Anche nel caso in cui avesse avuto in acqua un problema tale che gli avesse impedito di raggiungere il più vicino di noi per avvisare che stava interrompendo l’immersione, con quale coraggio aveva potuto smontare tutto e andare via? Non pretendo che avrebbe dovuto aspettarci, dopotutto eravamo solo stati tanto gentili da farlo venire con noi…ma almeno chiedere a qualcuno di avvisarci che lui stava andando via e che era tutto ok, sarebbe stato davvero il minimo, un’idea che sarebbe venuta in mente a chiunque, ma non a lui.

A voler fare lo sforzo di trovare un lato positivo, posso dire di aver imparato la lezione. Se dovesse accadere ancora una situazione del genere probabilmente sarei molto più attento, dire di no non sarebbe un atto scortese, ma la scelta migliore per lui e per me. Nei diving quando si presenta un nuovo cliente che chiede di fare immersioni profonde vantando esperienza e brevetti, si procede sempre con una prima immersione “conoscitiva” per capire davvero con chi si ha a che fare.

Dovrebbe essere così anche nelle immersioni tra amici, accettare di portare uno sconosciuto in una immersione che richiede una preparazione avanzata è stato un grande errore che sicuramente non ripeterò più

Caro sconosciuto, non so se leggerai mai queste righe, ma se dovesse accadere so che ti riconoscerai, spero davvero di non rincontrarti mai più almeno sott’acqua, s0 bene che in superficie non ti riconoscerei mai, ma ricordo ogni dettaglio della tua attrezzatura e se posso darti un consiglio…rivernicia la bombola!

Se per sfortuna anche il proprietario del bar non ti avesse visto andare via, probabilmente a quest’ora ci sarebbero ancora in giro motovedette ed elicotteri della guardia costiera, decine di uomini e mezzi tutti impegnati a cercare un idiota.

La subacquea è uno sport magnifico con delle semplici regole, una delle quali è non abbassare mai la guardia.

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Federico Delle Castelle

Open Water Scuba Instructor #302408

Emergency First Responce Instructor

tel. 340 2989499

email info@diverman.it

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